Ele A Eleonora Antognini all'anagrafe svizzera una persona che va molto al sodo. Non vive di orpelli e appariscenze. E nel rap non cos frequente incontrarne. Forse il freddo svizzero del Canton Ticino dove nata e cresciuta l'ha forgiata in questa maniera: apparentemente algida, ma solo in superficie. Come visto nella data all'Alcatraz di Milano, a marzo, ha gi tutto quello che serve per tenere come si deve palchi estesi. Ha tecnica, conoscenza e capacit di capire fin dove pu andare, fin quando pu rischiare. Fino a che punto giocare col pop e quando fermarsi e tornare al registro precedente.
Le idee sono chiarissime, gli obiettivi ben impressi nella testa e il percorso quello di una crescita costante. Anche perch, come racconta in questa intervista, la competizione con gli altri non mai stata il suo forte. pi una sfida con se stessa. L'importante non forzare i tempi, evitare passi falsi e continuare a costruire un'identit solida. Alla sicurezza nei propri mezzi affianca per un'autocritica rara, che le permette di analizzare con lucidit ogni fase del proprio percorso e di non accontentarsi mai. Ele A probabilmente la rapper pi apprezzata dal tuo rapper preferito. Non solo perch una delle poche artiste della sua generazione ad aver assimilato il rap con una sensibilit quasi old school, ma perch il talento evidente e il margine di crescita ancora enorme.
Come ti sei avvicinata al rap? C' stato qualcuno che ti ha fatto scoprire questo mondo?
Direi che il mio iniziatore, a livello artistico, stato Gemitaiz. Avevo undici anni e un mio amico di Varese mi fece ascoltare i suoi mixtape. Da l li scaricai tutti da YouTube: duravano un'ora e li ascoltavo in loop ogni giorno. Facevo un'ora di viaggio per arrivare in citt a Lugano da Aranno e un'altra per tornare, quindi avevo due ore al giorno da riempire. stato cos che mi sono appassionata al rap.
Avevi qualcuno con cui condividere questa passione?
In realt non avevo questa fortuna. Venendo da un posto piccolo era molto difficile trovare persone che rappassero. C'era un mio amico del liceo che scriveva e rappava: era praticamente l'unica persona che conoscessi davvero in quell'ambiente. E poi, quando ho iniziato io, il rap non era cos diffuso, soprattutto in Svizzera, dove tutto arrivava con un po' di ritardo rispetto all'Italia. Oggi diverso, ma allora internet non era cos accessibile: avevo dieci-undici anni, non avevo nemmeno il telefono. La mia fonte di informazione era la radio.
Il pixel ununit di misura molto piccola che moltiplicata crea qualcosa di pi ampio. Per te cosa rappresenta?
Mi piace perch una parola che racchiude tanti significati. A dirla tutta non stato un titolo iper-ragionato: nato molto spontaneamente. Pi che rappresentare un concetto preciso, volevo dare all'album un certo sapore, una certa texture. Mi piace l'idea che tanti piccoli elementi, messi insieme, formino un'immagine. lo stesso approccio che ho avuto nel realizzare il disco: invece di partire da un concept e cercare di farci rientrare tutto, ho fatto il contrario.
Anche perch non un concept
Ho raccolto tante sfumature della mia personalit e le ho messe insieme.
Nel disco convivono anime diverse. Penso ai brani con Colapesce o Francesca Michielin. Per chi viene dal rap il pop viene spesso visto come un punto di non ritorno. Tu che rapporto hai con il pop?
Non ho nessuno paranoia. Credo che la mia generazione viva questa distinzione in modo molto diverso rispetto a quella precedente. Negli anni Ottanta e Novanta ci si identificava in base alla musica che si ascoltava e c'erano vere e proprie fazioni. Oggi, grazie alla tecnologia, siamo molto pi onnivori e trovo ridicolo chiudersi dentro un solo genere. Prima che iniziassi a rappare anch'io vedevo il pop con una connotazione negativa, perch il rap pi purista ti porta a pensare che significhi essersi venduti. Oggi, invece, per me una parola bellissima. La cosa che amo di pi della musica la sua capacit di connettere le persone. Certo, esistono canzoni pop che hanno enorme successo pur non essendo belle, ma vale anche il contrario: ci sono brani diventati popolari perch hanno davvero qualcosa da dire e continuano a vivere anche cinquant'anni dopo. Per questo sono molto aperta. E poi si parla sempre di chi passa al pop e non torna pi, ma c' anche il contrario: artisti che avrebbero il potenziale per aprirsi ad altri linguaggi e invece si autolimitano, perdendosi una possibilit espressiva.
Com' nata la collaborazione con Colapesce?
stato il publishing a organizzare una sessione di scrittura, ma non era pensata per il disco. successo in un periodo in cui non stavamo ancora lavorando all'album. Per questo quel brano stato anche il primo a essere pronto. Secondo me venuto fuori cos bene proprio perch non avevamo nessun tipo di pressione. Poi vero: a volte con una deadline scrivi una canzone bellissima in mezz'ora. Per lavorare senza scadenze pu essere liberatorio.
Quanto durata la lavorazione di Pixel?
stato un percorso un po' strano. Ho iniziato a scrivere subito dopo aver chiuso lEP precedente, come succede sempre: quando consegni un progetto non vedi l'ora di iniziarne un altro. Gli artisti vivono spesso questa sensazione di essere sempre in ritardo rispetto al momento che stanno raccontando. Durante l'estate sono tornata in studio, ma eravamo in tour e siamo riusciti a chiudere solo alcuni pezzi, tra cui quelli con Nes e Colapesce, che erano gi pronti a luglio. Poi per passato parecchio tempo. Fino a dicembre ho scritto tantissimo, ma ho scartato quasi tutto, perch sentivo di non avere davvero qualcosa da dire. Musicalmente ero un po' confusa. Di fatto il novanta per cento del disco nato tra marzo e agosto del 2025.
Che sensazione prevale quando torni a quei lavori? Sempre che tu li riascolti.
Quando mi capita, magari perch qualcuno mette una mia traccia mentre siamo a cena da amici, ci sono pezzi che proprio non sopporto. Li odio. Infatti li tolgo dalla scaletta appena possibile.
Perch non ti rappresentano pi?
Non tanto per quello, perch non ho mai detto cose che oggi rinnego. pi che altro il fatto che mi ricordo benissimo come sono nate certe canzoni. Magari sono nate in modo un po' artificioso, perch mancava poco alla consegna e dovevo chiudere il progetto in qualche modo. La cosa che odio di pi quando avevo un'idea che secondo me aveva un grande potenziale e poi, per vari motivi, il brano non uscito come l'avevo immaginato. Quando lo riascolto come sentire una bozza mal riuscita di quello che avevo in testa, e questa cosa mi d tantissimo fastidio. Quindi tendenzialmente non riesco a riascoltarli.
Mattak che importanza ha avuto per te?
davvero una bravissima persona ed stato fondamentale per me. Quando ho iniziato a scrivere, un mio compagno di classe era ossessionato da lui e mi aveva fatto scoprire Via Crucis. In quel pezzo campionava tantissimi rapper e solo dopo ho scoperto chi fossero, perch poi sono andata a recuperarmi tutto. Ma soprattutto stato il primo a supportarmi davvero. Avevo pubblicato un freestyle su Instagram, registrato malissimo con il computer, praticamente al buio. Qualcuno lo aveva ricondiviso nelle storie e lui mi scrisse in DM facendomi i complimenti. Per me era letteralmente il mio idolo. Era l'unico esempio di qualcuno di Lugano che ce l'aveva fatta facendo quello che volevo fare io. Prendevo tantissima ispirazione da lui. Il mio stile prendeva chiaramente da lui. Ovviamente non sar mai al suo livello, anche perch non ho quel talento l, ma lui stato la mia reference. Ed stato importantissimo anche umanamente. davvero una bella persona.
Che rapporto hai con i social? Mi sembra un rapporto un po' conflittuale
S. Sono perfettamente consapevole che senza i social oggi non sarei qui a fare questa intervista. Allo stesso tempo, per, sono un'arma a doppio taglio e mi rendo conto che, nel mio caso, mi fanno pi male che bene. Per questo cerco di starne lontana. Per la creativit non aiutano. Magari pensi di trovare ispirazione, ma se continui ad assorbire tutto dall'esterno poi fai fatica a creare qualcosa di davvero originale. Dipende molto anche dalle persone: conosco gente che torna a casa dal lavoro, guarda Instagram mezz'ora e poi basta. Io invece non ci riesco proprio: non so regolarmi, quindi preferisco eliminare la distrazione.
L'idea di iniziare la promozione attraverso Pinterest era piuttosto particolare. Come nata?
Sicuramente un posto meno tossico di Instagram. una delle mie app preferite, perch non c' niente di inquinante. I commenti praticamente non esistono, i numeri non contano, i like non sono il centro di tutto.Conta soltanto l'estetica dell'immagine. Io ho tutte le mie cartelle: architettura, design e cos via. Mi piace pro prio il fatto che non ci sia niente di pi di quello che serve.
Quindi lo usi quotidianamente anche come fonte d'ispirazione visiva.
S, assolutamente. Ho scoperto cose incredibili. Mi piace proprio.
Torniamo alle collaborazioni. Il pezzo con Gaia funziona molto bene e secondo me lei tira fuori un lato pi R&B, pi caldo, meno pop da classifica. Come nata questa collaborazione?
In realt non stata una cosa costruita. Ci siamo conosciute durante un campus di Sony Publishing nel 2023. Avevamo fatto una session insieme senza concludere nulla, per mi era piaciuta tantissimo come persona: tranquillissima, super professionale e super talentuosa. Quando siamo entrate in studio ha scritto la strofa in pochissimo tempo, poi ha registrato armonie e back vocals stupende. Era esattamente quello che avevo in mente, senza che dovessi spiegarle nulla. Quel pezzo, tra l'altro, esisteva gi dal 2022. Avevo il ritornello e la prima strofa, ma su una produzione che non mi convinceva. L'avevo completamente dimenticato. Poi ho riaperto i file, ho riascoltato quel ritornello e ho pensato: In realt non male. Cos Diss ed Estremo hanno rifatto il beat, Piara ha suonato il piano e il pezzo rinato. Avevo gi scritto anche la seconda strofa, ma sentivo che mancava una voce femminile capace di dare dolcezza e contrasto rispetto alla mia, che molto pi bassa. Gaia mi venuta subito in mente.
C' poi il pezzo con Nes, dove convivono italiano e francese. Che rapporto hai con le altre lingue nel rap?
Se fosse per me farei un album pieno di featuring internazionali. Poi realisticamente mi rendo conto che non sempre ha senso. Il featuring con Ness probabilmente non era quello che il pubblico si aspettava, ma volevo farlo perch penso che lui sia fortissimo. In generale non mi piace fare le cose solo perch il pubblico le vuole. Oggi molto pi normale ascoltare artisti stranieri rispetto a dieci anni fa e questa una cosa bellissima. Mi piace molto vedere artisti internazionali venire a suonare in Italia. Il francese per rimane una lingua difficile per il pubblico italiano, anche perch il rap francese pieno di slang. Io vivendo in Svizzera sono abituata a confrontarmi ogni giorno con pi lingue. Quando vai al supermercato spesso non trovi nemmeno le scritte in italiano. Per me naturale. E poi credo sinceramente che i francesi siano tra i pi forti in assoluto a rappare.
Nel disco torna spesso l'immaginario de L'odio di Mathieu Kassovitz. Cosa ti ha colpito di quel film?
In realt l'ho visto solo quattro anni fa, quindi abbastanza tardi. Sono molto selettiva con i film e spesso i grandi classici li recupero quando passa l'hype, perch voglio farmi un'opinione completamente mia. Mi ha colpito tutto: la fotografia, i dialoghi, l'immaginario, la musica. uno di quei film che riconosci subito da un'inquadratura. Anche il finale, per quanto durissimo, bellissimo.
Alla fine di Con Le mie G compare un campione dei The Whispers. Da dove nasce quell'idea?Quella tutta farina del sacco di Night Skinny. Mi aveva mandato il beat e gi quello mi sembrava una bomba. Poi, poco prima del mix, mi ha proposto di aggiungere quel sample finale e gli ho detto subito di s. Io adoro i sample, quindi pi ce ne sono meglio .
Quanto importante la produzione per te? Con Diss avete costruito praticamente tutto il disco.
Per me la parte pi importante. Se il beat non mi piace, io non riesco proprio a scrivere. Mi capitato persino di scrivere su un altro beat e poi trasferire tutto sulla produzione definitiva. Negli ultimi anni finalmente il ruolo del produttore stato valorizzato molto di pi. Secondo me un produttore forte pu cambiare completamente un progetto. Anzi, faccio fatica a immaginare un disco davvero riuscito senza una produzione forte, perch per me conta tantissimo la musica, la vibe. In questo album praticamente tutti i beat sono stati costruiti apposta, tranne Windy Days, che era gi esistente. Diss me l'aveva fatto sentire a fine sessione insieme ad altre produzioni e appena l'ho ascoltato gli ho detto: "Perch non me l'hai fatto sentire prima?". Il giorno dopo avevamo gi registrato la strofa.
Oggi si parla tanto di te come della "next big thing". Ti pesa questa etichetta?
In realt non seguo molto quello che viene scritto e forse meglio cos. facilissimo sia gasarsi sia deprimersi. Quante volte abbiamo letto di artisti definiti "next big thing" e poi spariti nel giro di due anni? Alla fine non un articolo che sposta davvero qualcosa. Quando ho iniziato ero molto pi competitiva con gli altri. Oggi lo sono soprattutto con me stessa. Pi stai dentro questo ambiente, pi ti rendi conto di quanto i numeri siano relativi. Per me la cosa pi importante restano i concerti. Ci sono artisti con milioni di stream che poi dal vivo non riescono a trasformare quei numeri in pubblico, e viceversa. Io voglio arrivare a essere soddisfatta al cento per cento di quello che faccio e della direzione artistica che sto costruendo. Il successo esterno, se deve arrivare, arriver di conseguenza.
Ti mai capitato che qualche ragazza ti dicesse di averti presa come esempio?
Purtroppo non leggo quasi mai i DM, quindi mi perdo sia gli insulti sia le cose belle. Per mi capitato che una ragazza venisse da me a ringraziarmi. stato molto bello. Io sinceramente non mi percepisco come un role model, quindi quando succede mi sorprende sempre. So quanto possa essere difficile crescere senza avere esempi femminili nel rap. Per questo mi rende davvero orgogliosa sapere che magari posso essere d'aiuto a qualcuno. Queste cose mi danno anche la forza di mantenere alta la qualit di quello che faccio. A volte sono persino troppo poco competitiva, ma sentire ragazze che mi dicono queste cose mi ricorda quanto sia fortunata ad avere una voce e quanto sia importante usarla bene.
Ultima domanda. Ti sei trovata a lavorare con persone come Gu, Neffa, Fabri Fibra, Night Skinny... Com' stato confrontarti con artisti che hai sempre ascoltato?
sempre una sensazione molto intensa. Quando sei davvero appassionata di qualcosa, studi tutto: conosci ogni disco, ogni barra, ogni dettaglio. Quindi poi ritrovarti davanti quelle persone stranissimo. Con Gemitaiz stato quasi come vedere una divinit. Lo avevo visto al Carroponte durante il concerto dedicato ai mixtape e conoscevo ogni pezzo a memoria. stato uno dei pochi concerti in cui mi sono davvero commossa. Poi ritrovarselo davanti che ti dice semplicemente Ciao, come stai? surreale. La stessa cosa vale per Fabri Fibra e Gu. Per chi ascolta hip hop sono dei mostri sacri. Per me ricevere rispetto da persone che non hanno assolutamente bisogno di dartelo vale tantissimo. Loro non ci guadagnano nulla a spendere una parola positiva per un'artista emergente. Ed una cosa che mi d ancora pi motivazione a continuare.